
Il 5 giugno con la mia classe, la 4f del Liceo classico Pitagora, accompagnati dalle professoresse Adamo e Mori, abbiamo vissuto un’esperienza intensa e profonda: una giornata di volontariato alla Mensa dei Poveri di Padre Pio di Crotone. Un posto che, da venticinque anni, rappresenta un punto di riferimento per chi vive in condizioni di bisogno, offrendo ogni giorno, dal lunedì al sabato, un pasto caldo a circa 100-150 persone, tra italiani e stranieri.
Non sapevamo bene cosa aspettarci, ma sapevamo che avremmo incontrato una realtà diversa da quella a cui siamo abituati. Una realtà fatta di bisogno, ma anche di umanità, silenzio, rispetto.
Tutto si muove grazie ai volontari dell’Associazione il Cireneo, che gestiscono la mensa ogni giorno. Donne e uomini che decidono di esserci, che offrono tempo, mani, energia, senza chiedere nulla in cambio.
Colui che dirige la mensa è Don Ezio Limina. In città è conosciuto per tutto quello che ha fatto: è stato rettore della Basilica Cattedrale, cappellano militare, amministratore apostolico della parrocchia della Beata Vergine del Rosario, e presidente del Capitolo Cattedrale. Ma quello che colpisce davvero è la sua dedizione alle persone. Don Ezio ha speso la sua vita al servizio degli altri, e continua a farlo ogni giorno, guidando questa mensa con passione e semplicità. Durante la giornata abbiamo avuto anche l’occasione di intervistare Guglielmo, responsabile della mensa e volontario attivo da qualche anno. È una persona pratica, concreta, che crede in quello che fa. Ci ha raccontato che alla base di tutto c’è una cosa semplice: la passione per gli altri. «È una cosa che devi avere dentro», ci ha detto. «Non si può spiegare. Non è un dovere, è qualcosa che ti chiama. Ti viene da fare, punto. Se non lo senti dentro, non lo reggi. Ma se ce l’hai, non ti fermi più».
A rappresentare lo spirito profondo della mensa c’è una frase che non è scritta sui muri, ma è scritta nei gesti, nelle scelte, nello sguardo di chi ogni giorno si mette al servizio degli altri: “Chi chiude l’orecchio al grido del povero, griderà anch’egli, e non gli sarà risposto.”
È una frase che per la Mensa dei Poveri di Padre Pio non è un semplice motto, ma un principio che orienta tutto. Ricorda che nessuno è al riparo dalla fragilità, e che ignorare chi soffre non rende più forti, ma più soli. Per Don Ezio, per Guglielmo, per i volontari, questa frase non è una teoria: è qualcosa che si vive ogni giorno, tra le mani sporche di lavoro, tra i piatti serviti con cura, tra i saluti sinceri scambiati con chi entra con occhi stanchi e ne esce con un po’ di calore in più.
Risuona silenziosamente in ogni gesto della mensa. Ricorda che aiutare non è un favore che si fa agli altri, ma un atto che ci rende umani. E che, in fondo, in un mondo in cui tutti possono trovarsi in difficoltà, la scelta di ascoltare o voltarsi dall’altra parte fa la differenza.
Ci sono esperienze che non hanno bisogno di troppe parole. Ti restano dentro in silenzio e piano piano si fanno spazio. La giornata trascorsa alla mensa dei poveri è stata una di quelle. Non abbiamo fatto nulla di straordinario. Abbiamo servito ai tavoli, aiutato a preparare, accolto chi entrava con discrezione. Abbiamo osservato gesti che dicevano più di mille discorsi. Ma proprio in questo c’era qualcosa di raro. In un mondo dove sembra che tutto debba essere visibile, appariscente, rumoroso… lì era tutto il contrario. Era semplice. Era essenziale. Ed era vero. Ho capito che non si tratta solo di dare un piatto di pasta. Si tratta di guardare una persona negli occhi, e vederla. Di non abbassare lo sguardo. Di esserci, anche solo per un’ora, con presenza vera. Quella presenza che oggi manca quasi ovunque, anche tra persone che si conoscono da sempre.
Mi sono chiesta quanto spesso, nella vita di tutti i giorni, passiamo accanto a chi ha bisogno e non lo vediamo, presi da noi stessi, dalle nostre corse, dai nostri pensieri. Alla mensa tutto si ferma. Lì non esiste la differenza tra chi dà e chi riceve. Esiste uno scambio silenzioso, umano, profondo. E in fondo ci si rende conto che nessuno è davvero al sicuro, che tutti, prima o poi, abbiamo bisogno di una mano e di uno sguardo che non giudica. E forse è proprio questa, in fondo, la cosa più vera che ho imparato: essere umani non è scontato. Lo si diventa ogni volta che scegliamo di non voltare le spalle. Ogni volta che tendiamo una mano anche se potremmo farne a meno. Ogni volta che smettiamo di guardare solo noi stessi e ci accorgiamo dell’altro, anche se è stanco, silenzioso, invisibile agli occhi di tutti. Aiutare chi ha bisogno non è un dovere imposto, non è beneficenza fatta per sentirsi migliori. E un atto di presenza. È ricordare che l’umanità si costruisce uno sguardo alla volta, un gesto alla volta, un piatto servito con rispetto alla volta.
Nessuno ci chiede di salvare il mondo. Ma tutti possiamo scegliere, nel nostro quotidiano, con i nostri limiti, di non restare indifferenti. “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” ( sono un uomo e tutto cio’ che riguarda l’uomo non mi è estraneo): la frase di Terenzio che abbiamo imparato a scuola è diventata oggi un’azione concreta, anche in silenzio, anche senza sapere bene cosa dire o fare. Ma con il cuore aperto, e l’orecchio teso verso chi, magari, sta solo aspettando di essere aiutato.
Ringrazio la scuola, le professoresse Adamo e Mori per averci dato l’opportunità di vivere un’esperienza così intensa e vera. Un’esperienza che, in silenzio, ha lasciato qualcosa dentro ciascuno di noi e che, forse ha cambiato il nostro modo di guardare il mondo.
Clara Poerio
Le Riflessioni dei miei compagni di classe:
Angelica: Partecipare alla mensa dei poveri con tutta la classe è stata un’esperienza che ci ha fatto riflettere sul valore della solidarietà. Aiutare chi è in difficoltà ci ha resi più consapevoli e grati per ciò che abbiamo. Allo stesso modo è stata un’esperienza che ci ha uniti come gruppo permettendoci di lavorare insieme e aiutare il prossimo.
Valeria: stamattina, prima di metterci a lavoro, sono arrivata alla mensa non rendendomi conto di quanto questa esperienza mi avrebbe fatto aprire gli occhi. Pensavo fosse una semplice attività con la scuola, un modo per renderci utili per una giornata; in realtà, è stato un momento significativo, dal punto di vista umano ed emotivo. Cucinare e servire piatti mi sembrava un gesto banale, ma mi sono subito resa conto che per chi riceveva ciò che gli offrivamo significava molto di più: dignità. Osservando, infatti, le persone in difficoltà che si sono sedute ai tavoli apparecchiati, ho notato come tenessero la testa bassa, quasi fossero imbarazzati di essere venuti per chiedere aiuto. questo mi ha fatto riflettere su quanto ci sia bisogno di dimostrare umanità e rispetto, anche per chi consideriamo quasi “abbandonato dalla società”. Sono tornata a casa felice di aver dato il mio contributo a migliorare la giornata di qualcuno e grata alla scuola per questa opportunità.
Ludovica: Oggi ho fatto volontariato alla mensa dei poveri e, anche se all’inizio ero un po’ agitata, è stata un’esperienza che mi ha colpita davvero. Servire da mangiare, parlare con le persone, vedere i loro occhi quando ricevono anche solo un piatto caldo… mi ha fatto riflettere su quanto spesso diamo tutto per scontato. Non mi aspettavo di sentirmi così coinvolta. Alla fine della giornata ero stanca, ma anche felice. Mi ha fatto bene uscire dalla mia bolla e rendermi conto che anche un piccolo gesto può valere tanto.
Catherine: Oggi ho partecipato alla mensa dei poveri, e sono riuscita a capire il valore della solidarietà, infatti un gesto semplice come servire un pasto può ridare speranza. Questa è stata un’esperienza che mi ha ricordato quanto basti poco fare la differenza nella vita di qualcuno.
Eugenia: La sera prima di andare alla mensa dei poveri ho preparato un dolce da portare, sperando potesse far piacere a qualcuno. La mattina, appena arrivata, ci siamo messi subito al lavoro: abbiamo cucinato la pasta e il secondo tutti insieme. L’atmosfera era piena di energia e collaborazione. Dopo aver cucinato, abbiamo iniziato a distribuire il cibo e a confezionare le porzioni per chi non poteva fermarsi a mangiare li. Vedere le persone sorridere per un piatto caldo mi ha colpito tanto. Alla fine ci siamo seduti a mangiare tutti insieme con la classe. E’ stato un momento di condivisione bellissimo. Questa esperienza mi ha fatto riflettere e mi ha lasciato qualcosa dentro. Spero di poterlo rifare presto.
Noemi: Nella giornata del 5/06/2025 abbiamo avuto l’opportunità di fare un’opera di bene e dedicarci alla preparazione del pranzo alla mensa di Padre Pio. L’ho trovata un’esperienza oltre che educativa molto toccante dal punto di vista umano. Ho avuto modo di vedere una realtà che, fortunatamente, non conosco il che è un grande privilegio (che riconosco e per il quale sono grata ogni giorno). È un mondo ingiusto quello in cui viviamo ma è bello vedere che ci sono ancora persone che conoscono e praticano l’empatia; un termine a molti sconosciuto.
Renato: Crotone, 05 giugno 2025, Una mattinata da volontari alla Mensa dei poveri “Padre Pio”
«Per noi tornare a casa dopo la scuola e trovare un pasto caldo rappresenta la quotidianità, mentre per molti degli ospiti della mensa è il momento più bello della giornata”.
Stamattina, 05 giugno 2025, noi alunni della Classe IV sezione F del Liceo Classico “Pitagora” di Crotone, accompagnati dalle Docenti Cecilia Adamo e Anna Mori, da volontari, ci siamo recati presso la Mensa dei poveri “Padre Pio”, ubicata in Piazza Lea Garofalo e, con cappello e grembiule da cuoco, abbiamo aiutato le signore volontarie a preparare il pranzo, ossia pasta al forno, come primo piatto, e pollo e patate come secondo piatto. Abbiamo avuto modo di conoscere e di dialogare con gli ospiti abitudinari, uomini, dai quarant’anni in su, crotonesi ed extracomunitari, grati della nostra presenza. Oltre a provvedere alla spesa, abbiamo donato loro dei dolci fatti in casa, che abbiamo consumato insieme. Quello che abbiamo vissuto ci sprona a mettere da parte pregiudizi e ignoranza, che anche involontariamente condizionano la percezione del mondo intorno a noi. Tale evento, oltre che un’occasione di lavoro in team, è stata un’esperienza straordinaria di condivisione, di altruismo, di generosità, di carità, per prendere coscienza di realtà spesso nascoste, ma, purtroppo, più diffuse di quanto si creda, per scoprire la bellezza di collaborare e, nel piccolo, di sentirsi utili e impegnati per l’integrazione e l’inclusione di tutti indistintamente. Consapevoli che nulla costa uno sguardo amorevole, un sorriso rassicurante, un abbraccio caloroso, una stretta di mano, una pacca sulla spalla, una dolce parola, siamo rientrati a scuola arricchiti degli sguardi ridenti e commossi degli ospiti, dei loro sorrisi e del loro sincero e spontaneo “grazie”.
Joshua: partecipare come volontario alla mensa di Padre Pio sarà un ricordo a cui ripenserò con piacere. Ho incontrato Guglielmo, responsabile della mensa che ci ha saputo guidare passo per passo in questa nostra esperienza Servire un pasto caldo preparato con tanta attenzione da tutti noi, non è solo un gesto pratico, ma un atto di umanità e vicinanza. Ho compreso quanto sia importante l’ascolto e la presenza accompagnata da un sorriso. Questa esperienza mi ha insegnato a non dare nulla per scontato. Mi ha fatto riflettere sul valore della solidarietà e sull’importanza di restare umani. È un impegno che lascia un segno profondo nel cuore.
Luigi: la giornata trascorsa alla mensa di Padre Pio è stata molto interessante.
Le professoresse Adamo e Mori ci hanno coinvolti nelle attività insieme ai volontari presenti nella struttura, abbiamo riordinato, cucinato e servito i pasti alle persone bisognose. E’ stata un’esperienza molto formativa che rifarei volentieri e che consiglierei ad altri. Ho apprezzato molto il lavoro di squadra ed è un’esperienza che porterò sempre nel cuore.

Cinzia Calizzi
Docente